Cronologia

1996
Primo nome della compagnia;
LE PLEIADI
primo spettacolo
Chi ha Ucciso Bambi”?

1997
La Stella che guida

1999
Salomè
(performance)
2001
Nasce La Compagnia teatrale la Conchiglia
Freddie Mercury… La Regina Nera (con i Thank you Freddie)
La Leggenda della Sibilla (performance)
2002
Buonanotte Mr. Mercury (con i Radio Ga Ga e le Quattromenounquarto)
2003
My Fairy King
2004
Il Re delle Fiabe
2005
Gesù

Le Avventure del Piccolo Principe
Barcelona, il musical
2006
Macbeth (performance)
La Leggenda delle Silfidi
Maschere genovesi
Messaggio di luce per le vittime dello Tsunami (con la Caritas)
2007
Dialogo tra Gesù e le Donne
Orfeo ed Euridice (performance)
2008
Sono nata il ventuno a Primavera

Fabrizio De André e l’Impiccato da Tre Soldi (con Le Quattro Chitarre)
Storia di un Impiccato (performance)
Da Shakespeare al Musical, passando per…
2009
Carmen

La Via della Povertà (parte prima)
La Via della Povertà (parte seconda)
Il Cacciatore di Api
Dracula
Il Tritacarne
I due Mondi (Tratto da un racconto di Roberto Vassallo)
2009 – 2011
Performance Art Fusion + qualche lettura di poesie
2013-2015
Performance e corsi presso Studio Tattoo “The Scream of the Butterfly” di Maury Vassallo
2014
Maria Complice di Dio (con Le Quattro Chitarre)
2016
La Metafora della Malattia
Il Mago e l’Eros (performance)
2017
Storia di una medaglietta di Jodorowsky

Amleto ad Occhi Chiusi
2019
Amleto ad Occhi Chiusi
Ventuno Passi Verso la Guarigione (prova aperta)
Spettacolo Art Fusion Ventuno passi per la guarigione – L’Amore
Storie dai paesi fantasma

Life in theatre.

Recitare consente di sfogare le energie in esubero, di misurare la propria capacità di comunicare. Scioglie rigidità corporee ed emotive, è insomma una terapia a tutti gli effetti.

Ma come ogni terapia mette in campo quantità incredibili di energie che bisogna poter calibrare. Essere registi di compagnie non supportate dalle istituzioni, quando la motivazione di base è logica(gli applausi, il prestigio) non è una passeggiata, perché mancano tutte le figure professionali che dovrebbero coadiuvarti quindi ci sei solo tu e gli attori, che molto spesso sono e si comportano come dopolavoristi e ti addossano tutte le responsabilità.

Anche le volte che trovi validi collaboratori c’è un prezzo emotivo da pagare, ma è una bella palestra di vita. Dopo 15 anni non ce l’ho più fatta a reggere tutte quelle dinamiche e quelle aspettative, che crescevano dopo ogni successo. Vidi dissolversi il ideale illusorio di creare una famiglia con la compagnia.

Mi concessi una pausa di due anni. Crebbi. Di quei primi15 anni comunque conserviamo ricordi straordinari, periodi davvero intensi che ci hanno avvicinati ai musicisti e coreografi genovesi. Tra questi troviamo più gratificante, per il principio dell’emozione, la collaborazione coi coreografi, perché come noi lavorano sul corpo, sull’espressività. Lo spettacolo più importante però è stato Gesù, un’esperienza che in qualche modo diventò mistica (non religiosa) durante l’arco delle prove, così colma di eventi e fatti significativi da costituire un ricordo indelebile per coloro che vi presero parte.

Del resto, quando si verificano gruppi fortunati, scatta un’alchimia che te la porti dietro anni dopo che si è conclusa. È come vivere in una comunità di hippy, è come partecipare ad un reality, è come una grossa seduta di psicodramma di gruppo. Lo spettacolo in sé diventa un’entità da curare e far crescere, tutti insieme. Diventa una creatura, ed è magnifico vedere che questo obbiettivo comune fa sì che ognuno lavori e si presti per il suo benessere, il risultato finale.

La sera in cui lo consegni al mondo si creano legami strettissimi per il fatto di vivere assieme la tensione, la paura, e infine il riconoscimento. Due anni sabbatici, nuove consapevolezze, e poi?

Ricominciare è faticosissimo, ti ritrovi fuori dal giro. Ti ritrovi che sei così cambiata nell’assetto della compagnia da non sopportare più testi cupi né primedonne, e in teatro per come è stato concepito nella società occidentale ce ne sono tanti, troppi, degli uni e delle altre. E allora, bisogna rinunciare all’essenza del teatro, così benefica?